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L'EQUILIBRIO INTERIORE

Oggi ho parlato con un amico veramente Fraterno che mi ha confidato di essere alla ricerca di un Suo equilibrio, gli ho girato questa breve riflessione che voglio condividre con tutti Voi. 

Andiamo al cuore della questione, senza giri di parole. Se cerchi la verità sull'equilibrio interiore. 

1) Non è statico

L'equilibrio non è un traguardo fisso, ma la capacità di oscillare senza cadere.

2) Richiede attrito

Non troverai la pace eliminando il caos, ma imparando a rimanerci dentro senza farti travolgere. Cadere e Rialzarsi.  

3) È una scelta di rinuncia

Spesso non ti serve aggiungere nuove abitudini (come meditare), ma togliere ciò che ti logora. 

4) Accetta il conflitto

La vera armonia nasce quando smetti di fare la guerra alle tue parti più oscure o fragili. 

Tre domande brutali per iniziare davvero. Se vuoi fare un lavoro serio, dimentica le risposte da manuale e prova a rispondere a queste domande: 

1) Cosa stai tollerando di troppo? 

Spesso l'equilibrio salta perché diciamo "" agli altri e "no" a noi stessi. 

2) Di cosa hai paura se ti fermi? 

La frenesia è quasi sempre una fuga da pensieri che non vogliamo ascoltare. 

3) Quale parte di te stai rifiutando? 

La rabbia, la stanchezza o l'inadeguatezza vanno guardate in faccia, non nascoste sotto il tappeto del "pensiero positivo". 

Un abbraccio forte 🌿 


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Derinkuyu - Agartha - Samballah - Misteri da Scoprire


Sebbene il complesso sotterraneo di Derinkuyu, situato in Cappadocia, Turchia, abbia guadagnato popolarità negli anni '70, quando il ricercatore e autore svizzero Erich Von Däniken lo rivelò al mondo attraverso "L'oro degli dei", Derinkuyu sollevava da tempo domande, soprattutto tra gli archeologi locali.

Fu scoperta per caso quando un uomo abbatté il muro del suo seminterrato. Quando gli archeologi arrivarono, rivelarono che la città era profonda 18 piani e aveva tutto il necessario per la vita sotterranea, comprese scuole, cappelle e persino stalle. 

Derinkuyu, la città sotterranea della Turchia, ha quasi 3.000 anni e un tempo ospitava 20.000 persone. 

Molto probabilmente Fuori, C'erano spesso condizioni metereologiche molto avverse, perciò le popolazioni, potrebbero aver cercato rifugio all'interno della montagna per poter sopravvivere. 

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Che cos’è una Loggia Massonica?

G.L.D.I. - Firenze

Come abbiamo verificato dai documenti storici pervenutici, la “Loggia” ai tempi dei Massoni Operativi era il luogo ove facevano base gli operai medievali, ovvero una costruzione ubicata nei pressi del cantiere che permetteva alle maestranze impegnate nei lavori di avere una sede per riposare, riporre i propri oggetti, fare riunioni e decidere il da farsi…

La Loggia Massonica moderna, ossia quella speculativa, non è un luogo identificato nello spazio o nel tempo, ma è, più precisamente, uno stato mentale; quando i Massoni si riuniscono in Loggia significa che attraverso opportune e precise movenze dettate da antichi rituali si trasportano su un diverso piano spirituale, utile a dimenticare, ossia mettere da parte, tutto il bagaglio (o fardello) che ciascuno di noi si porta appresso, durante il vivere quotidiano.
Generalmente i massoni si ritrovano per giungere a questo stato in uno spazio con delle determinate caratteristiche, chiamato appunto “Tempio” che, comunque, non è strettamente necessario ad “aprire” i lavori di una Loggia.
Da questa premessa è facile comprendere come la Loggia non sia un luogo fisico, ma sia, più propriamente, un’entità completamente avulsa dalla materialità terrena; più facilmente potremmo definirla come la dimensione dello “spirito”. 

Infatti ciò che rende “rispettabile” una loggia è la capacità dei propri componenti di elevarsi ad un livello superiore; debbono cioè riuscire ad abbandonare i “metalli” fuori dal tempio; dove, simbolicamente, con il termine “metalli” si tende ad indicare l’insieme dei vizi, pregiudizi, stato socio-economico e così via di ciascun individuo… 

Da questa prerogativa, è chiara l’intenzione di eliminare non solamente le differenze di casta, ma anche quelle politiche e religiose, fonti inesauribili di guai e contrasti fra gli uomini. 

Coloro che intendono “lavorare” in Loggia debbono quindi tentare di operare “liberamente ed onestamente” con i propri fratelli, partendo ogni volta da zero; senza preconcetto alcuno si stimola il ragionamento favorendo la possibilità di seguire la propria “intuizione”, parte fondante del lavoro di Loggia.

Queste caratteristiche, indispensabili al Libero Pensiero, permettono a questo variegato consesso di elevarsi ad ideale via di integrazione fra gli uomini: basti pensare che esistono Logge in cui ebrei, musulmani e cristiani si chiamano, e soprattutto si comportano da Fratelli.

A tal proposito, è sufficiente ricordare il primo degli “Antichi Doveri” tramandatici da Anderson nel 1717:

“ I. Concernente Dio e la Religione.
Un muratore è tenuto per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se intende rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratoria diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.”

Per comprendere la portata di un tale precetto, basti richiamare alla memoria il particolare momento vissuto dall’Inghilterra - ma anche dal resto d’Europa - agli inizi del XVIII sec. quando lo scontro religioso aveva raggiunto il suo apice: anglicani, luterani e cattolici erano profondamente divisi e la convivenza si era fatta difficile; fu allora che queste menti illuminate vollero cambiare il corso della storia, cercando di elevarsi al di sopra delle differenze e concentrandosi piuttosto sui punti di interesse comuni a tutti gli uomini. 
Da questa volontà nacquero affermazioni come quella notissima espressa da Evelyn Beatrice Hall che riassume così il pensiero di Voltaire: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.” 

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MISTERI ELEUSINI E INIZIAZIONE MASSONICA

Chiaro e preciso è il riferimento con quella che è la Tradizione degli Antichi Misteri e di come la Libera Muratoria ne sia l’interprete più fedele, proprio anche attraverso la diffusione del loro bagaglio esoterico-iniziatico.

I trecento anni della Massoneria moderna, celebrati nel 2017, hanno fatto ripensare alle origini della nostra Istituzione, in particolare da dove è iniziato il mito di fondazione.

Le fonti del mito (massonico) sono sterminate: dall’antico Egitto, a Salomone, all’Oriente, alla Grecia classica sino ad arrivare ai Templari, i Maestri Comacini, le Gilde dei costruttori di cattedrali, i Fedeli d’Amore, i Rosacroce, senza dimenticare l'Ermetismo, il Pitagorismo e così via; è però sui Greci che ho voluto soffermarmi, in generale sui Misteri e su quelli eleusini in particolare.

Ho cercato di trovare dei punti di contatto tra i Misteri di Eleusi e la nostra iniziazione e nello specifico qual è la linea ideale che unisce la tradizione esoterico-iniziatico-misterica alla Massoneria; sicuramente niente di nuovo e tutto già ampiamente e molto meglio fatto in precedenza da altri. Questo vuole solo essere un mio modesto contributo alla comprensione di chi siamo e da dove veniamo.

Premessa importante: poco o nulla degli scritti o dei documenti ufficiali inerenti i Misteri è giunto sino a noi anche in virtù del fatto che il segreto sui momenti peculiari delle cerimonie è stato gelosamente conservato. La maggior parte delle fonti e delle notizie sui Misteri sono di origine cristiana e filtrate con un’ottica negativa o quantomeno dispregiativa.

Le celebrazioni che Atene dedicava a Demetra e a sua figlia Kore (Persefone) che si tenevano nel santuario a loro dedicato a Eleusi nella seconda metà del mese di Boedromione, corrispondente al nostro Settembre.

La peculiarità era, come scrive Fritz Graf, che “i culti misterici erano tendenzialmente aperti a tutti i gruppi sociali, compresi gli schiavi, nonché a entrambi i sessi con l’unica eccezione di Mitra. Quest’assenza di stratificazione sociale era abitualmente compensata da una ben definita gerarchia interna […] Poiché ignoravano le barriere politiche, sociali e di sesso, i culti misterici erano frutto di libera scelta e vocazione personale […] L’iniziazione modificava la vita della persona, inducendo cambiamenti che potevano andare da un incremento del benessere individuale a una radicale trasformazione del proprio stile di vita”.

Altro fattore rilevante dei riti misterici è che essi favorivano il cambiamento dell’individuo attraverso un’esperienza rituale unica e straordinaria, facendo della partecipazione al rito la caratteristica peculiare. Citando sempre Graf “l’esperienza si realizzava mediante solenni riti notturni, di tipo individuale o collettivo con passaggio dall’oscurità alla luce (Eleusi, Samotracia, misteri di Iside), o attraverso l’estasi (Bacco, Cabiri, Grande Madre). 

I riti contribuivano inoltre alla realizzazione, da parte dell’individuo, di un contatto ravvicinato e personale con la divinità”.

Le prime tracce del culto di Demetra a Eleusi risalgono al XV sec. a. C., probabilmente hanno un’origine egiziana poiché è stata riscontrata un’analogia tra Demetra/Iside e Dioniso/Osiride. Questo culto si interruppe nel 396 d.C.

I misteri eleusini si officiavano nel santuario di Demetra e Kore nella cittadina di Eleusi, posta a circa 24 km da Atene. La prima testimonianza storica è data dall’Inno a Demetra (pseudo-omerico) del VII sec. a.C., un testo letterario “privo di connotazioni liturgiche che illustra con chiari intenti di “propaganda” religiosa, i fondamenti mitici del culto e le sue valenze religiose che si manterranno sostanzialmente immutati sino alla distruzione del santuario da parte dei Goti di Alarico nel IV sec. d.C.” (Giulia Sfameni Gasparro)

Atene attrasse a sé il culto che divenne parte integrante della vita sociale e religiosa, al punto che fu patrocinato dallo Stato stesso, infatti i Misteri erano un culto sostenuto e garantito dallo stato ateniese (che ne garantiva la corretta amministrazione) nella figura dell’arconte basileus e gestiti nella pratica da due famiglie sacre di Eleusi, gli Eumolpidi e i Cerici. Veniva eletto il Sacerdote Massimo Eleusino, lo Ierofante (colui che mostra le cose sacre), figura sacerdotale sciamanica, eletto a vita, di età avanzata e di provata integrità morale e fisica, carisma e voce potente da risuonare sacra quando pronunciava i legòmena (formule iniziatiche). Gli Eumolpidi erano i detentori della legge misterica e gli unici esegeti ufficiali di essa. 

Statua di Cerere in legno. In quanto dea della Vita e della Morte, 
Cerere era anche colei che elargiva la sapienza sulle erbe e i pharmacos (veleni in greco). 
Statua in una farmacia di Cantù.

I Cerici invece fornivano il Daduco (portatore della torcia) anch’egli eletto a vita e altre figure sacerdotali. Fatto non secondario, era presente anche una sacerdotessa donna, poiché tutti, anche   le donne e gli schiavi, potevano accedere ai misteri tranne chi non avesse le mani pure e chi parlava una lingua straniera (barbari). Dopo Alessandro Magno però anche questi ultimi vi poterono aderire. 

In sintesi l’Inno a Demetra è la storia del rapimento della figlia di Demetra e Zeus, Kore (Persefone), da parte del dio degli Inferi Hades (con il benestare di Zeus) per farne la propria sposa. Demetra rifiuta la volontà di Zeus e comincia la ricerca della figlia, ammantata dalla disperazione e dal lutto, nella terra tra gli uomini.

La dea, coinvolta in un dolore di tipo umano, giunge nella cittadina di Eleusi mascherata da donna anziana, e viene accolta dal Re Celeo e dalla sposa di lui Metanira, che la invita a fare da nutrice al piccolo figlio Demofonte. Demetra cerca di rendere immortale il bimbo attraverso il fuoco ma, scoperta dalla madre manifesta la sua natura; si fa erigere un tempio e vi si rinchiude, sempre più angosciata per la perdita della figlia e rinuncia completamente alle sue prerogative di garante del raccolto, in particolare quello dei cereali. 

Ne consegue una carestia con il rischio di estinzione del genere umano e la rottura dell’equilibrio Dio-Uomo per le mancate offerte degli uomini agli dei. Zeus deve intervenire invitando Demetra a ritornare sull’Olimpo, ella rifiuta se prima non si ricongiunge con la figlia. Zeus offre un compromesso: Demetra riavrà Kore ma solo per due terzi dell’anno, l’altro terzo Kore ritornerà negli Inferi poiché già indissolubilmente legata a Hades.

Demetra accetta e, dopo essersi ricongiunta con la figlia e avere riattivato il ciclo delle stagioni connesse con l’agricoltura, dona a Eleusi “i riti augusti che sono impossibili da trasgredire.

L’inno è incentrato sulla spiritualità della Grande Madre, che presiede al ciclo naturale di morte e rinascita e garantisce ai suoi iniziati felicità e prosperità in vita, beatitudine dopo la morte.

I misteri eleusini erano distinti in Piccoli Misteri e Grandi Misteri e avevano una specifica calendarizzazione.

I Piccoli Misteri si svolgevano a inizio primavera nel mese di Antesterione (seconda metà di febbraio - prima metà di Marzo) e consistevano nella consacrazione e purificazione propedeutiche ai Grandi Misteri. Dedicati a Persefone, erano misteri del “sottoterra” concentrati su catabasi (discesa agli inferi di una persona viva) e anabasi (risalita); si svolgevano ad Agra, un sobborgo di Atene, in Attica e consistevano in un bagno purificatorio nel fiume Ilisso.

I Grandi Misteri erano officiati nel mese di Boedromione dal 13 al 22 (settembre/ottobre). In questi giorni centinaia se non migliaia di persone, a piedi o su carri, formavano una processione da Eleusi ad Atene e da Atene a Eleusi, lungo la Via Sacra.

I Misteri riguardavano la totalità delle cose e l’Origine e sfociavano il 21 nella iniziazione di primo livello, ovvero la myesis (iniziazione) o teletè, (cerimonia di iniziazione) e il 22 nella epopteìa, l’iniziazione suprema, che si teneva nella grande sala del santuario, il Telestèrion, che poteva ospitare anche migliaia di persone e consisteva in una esperienza mistica vissuta dall’iniziato in una esplosione di luce e dalla ostensione (epopteìa) della spiga di grano mietuta.

In sintesi il rito era composto da: 

  • dròmena (cose fatte), 
  • legòmena (cose dette) 
  • deiknùmena (cose mostrate).

Aristotele racconta come il miste, l’iniziato, entra nel Telestèrion in silenzio in uno stato d’animo predisposto non a raccogliere un insegnamento nel senso tradizionale del termine, ma deve “sentire un’emozione, ed essere in una certa disposizione di animo”. 

Egli deve sentire-intuire e mettersi in empatia con ciò che gli sta accadendo intorno; non dovrà guardare con gli occhi solamente ma “guardare a bocca aperta, con meraviglia”.

In pratica il dràma, cioè la rappresentazione di quello che succede, pone l’iniziato in uno stato d’animo emotivo tale da identificarsi completamente con le gesta della dea, sperimentando attraverso una destrutturazione dionisiaca della coscienza ottenuta mediante musica, canti e balli, il viaggio ad interiora terra verso la luce condizione indispensabile “di ogni effettivo percorso di illuminazione mistica e sapienziale. L’iniziazione è una morte simbolica mimetica della catabasi. Al primo livello l’iniziazione prevede la partecipazione al dramma sacro dedicata a Demetra e Kore, e una serie di esperienze labirintiche nelle tenebre, che implicano brividi, tremore e sbigottimento, in una trance che consente di sperimentare la paura della morte, facendone catarsi, e di abbattere la strutturazione ordinaria dell’ego. Al termine di questo tragitto […]  sorgevano la pace e la gioia dell’epopteìa e la contemplazione della luce. […] Grazie all’epopteìa l’iniziato riconosceva la propria divinità e sacralità interiore, sperimentava direttamente una condizione di spirito che lo accumunava agli dei, liberandolo dalla dimensione greve della natura umana ordinaria.” 

Si è così creata, nella trasmissione del segreto iniziatico ad altri, una “catena ininterrotta di Sapienza convissuta che si è tramandata nel segreto per secoli, e che permetteva di toccare e di vedere la verità che consiste nell’intuizione dell’intuibile e del puro e del sacro che balena come una folgore attraverso l’anima” (di Angelo Tonelli).

Solo da questi brevi cenni dei Misteri di Eleusi si capisce quanto la Massoneria abbia tratto per i propri riti e quante analogie ci siano nell’iniziazione libero muratoria. Vediamo, con l’aiuto di Mariano L. Bianca, nostro Fratello e studioso dell’argomento quali connessioni vi siano in ogni società iniziatica e in particolare:

     La prassi dell’iniziazione.

     I viaggi iniziatici.

     I diversi gradi o stadi dello sviluppo interiore degli iniziati.

     Le regole per lo svolgimento del cammino.

     La costituzione di un assetto simbolico e di specifici cerimoniali e rituali. 

L’obiettivo finale dell’intero processo riferito al proprio perfezionamento morale, alla comprensione del significato nascosto dell’uomo e dell’universo (la Verità) e al posto dell’uomo in esso, al senso della vita e della morte, alla natura del divino.

In pratica la via misterico-esoterico-iniziatica, come appunto è quella massonica, altro non è che un sistema di conoscenza di ciò che è nascosto ai più attraverso un cammino interiore e personale.

Sorge spontanea la domanda se queste formule, riti, regole e tutto il corpus pratico esoterico siano stati trasmessi in modo diretto attraverso una catena ininterrotta di diffusione “da persona a persona” oppure in altri modi più sfumati. Mancando prove storiche in merito non si può però negare che la Massoneria moderna, quella nata nel 1717, “fu il risultato di un processo di trasmissione di segreti esoterico-iniziatici che si è protratto in forme diverse per molti secoli”. 

Inoltre la Libera Muratoria è misterica ed iniziatica poiché al suo interno si svolgono riti e misteri, cioè cerimonie sacre rituali che sottendono contenuti nascosti e comprensibili ai soli iniziati.

Sempre Bianca afferma che “la Luce Misterica, cioè quella forma di rivolgimento verso l’uomo, il mondo, il sacro (diverso dal religioso istituito) e il divino attraverso segreti e processi iniziatici, è stata trasmessa per più di duemila anni, da mente-a-mente, da cultura-a-cultura, a volte restando nel sottofondo, a volte palesandosi solo in parte o mascherandosi, a volte esprimendosi in forme filosofiche, letterarie, artistiche e alla fine si è espressa in diverse forme iniziatiche; di queste la Massoneria è stata la più rilevante”.

Chiaro e preciso il riferimento con quella che è la Tradizione e di come la Libera Muratoria ne sia l’interprete più fedele, proprio anche attraverso la diffusione del bagaglio esoterico-iniziatico. Tale preparazione però, per essere efficace, ha bisogno dell’assimilazione e dell’introiezione da parte del singolo iniziato mediante la meditazione e la comprensione dei riti, dei simboli, delle parole e dei gesti, affinché tutto l’apparato non risulti mera rappresentazione formale o automatica esecuzione di formule.

Studio per Sipario (la Maga di Endor)
di H.Semiradzki (1843-1902)
Facciamo tutti noi tesoro di questa incredibile eredità che si perde nella notte dei tempi, continuiamo a vivere ancora con stupore la Libera Muratoria, con serietà ma anche con gioia e facciamo in modo di tramandare a chi verrà dopo di noi questa Luce perché non si perda. 

Occorrono studio e perseveranza, bisogna essere bravi Maestri prima di tutto con noi stessi e poi con gli altri perché la via iniziatica tradizionale venga percorsa con successo ma anche con discernimento. 

                           Ricerca di Giancarlo Bertollini