Riflessione sui Massoni e sugli "Iscritti alla Massoneria".

Come diceva Vilfredo Pareto 

tutto si riduce a due numeri 80 e 20

l'80% dei vostri clienti produce il 20% del fatturato, 

il 20% dei vostri clienti produce l'80% del fatturato. 

Mi permetto di aggiungere il mio pensiero: 

l'80% dei Fratelli sono iscritti alla Massoneria, 

il 20% dei Fratelli sono Massoni ! 

(Ovviamente col termine Fratelli includo le Sorelle). 

Beh...  vista questa ondata di sapienti sulle "Tegolature" vorrei ricordare loro che "la selezione della razza" è di lontana memoria e che ergersi a giudici dimostra di non essere Massoni ma solo di essere iscritti alla Massoneria. La persona che avete davanti (fatti salvi difetti clamorosi) ha deciso di bussare per migliorare se stesso, altrimenti non lo avrebbe fatto, e si ritrova davanti uno pseudo-massone che lo giudica dall'alto del suo smisurato ego. 

Forse Vi dovreste mettere davanti a uno specchio e riflettere. 

La persona che avete davanti è probabilmente migliore di Voi e magari diverrà la nuova Luce dell'Obbedienza. 

Chi ha bussato per altri scopi che, purtroppo, non abbiamo individuato durante le "Tegolature" e che avrebbero evitato "disturbi" sia a noi che a lui, diverrà soltanto un "Ramo Secco" che prima o poi si staccherà. 

Come molte correnti iniziatiche mettono in evidenza, al nostro interno vige il caos più totale. 

Ho detto prima che il nemico più terribile del Massone è il proprio Ego. Il problema è che non esiste UN Ego. Ne esistono tanti, molteplici. 

Altro compito del Massone è raggiungere l'Unità, il Centro. 

Questo si può ottenere, se si segue la via della massoneria, solo all'interno dell'officina. Solo frequentando la Loggia (durante i lavori di Loggia) si può giungere alla creazione di un Meta-Organismo, l'Adam Kadmon molto caro ai Kabbalisti.  

Giancarlo Bertollini

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LA LEGGENDA DI AGARTHA

Biografia - Agartha

Agarthi (detto anche Aghartta o Agartha o Agharti, "l'inaccessibile") è un regno leggendario che si troverebbe all'interno della terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 - 1918).

La favolosa Agarthi è legata alla teoria della Terra cava ed è un soggetto popolare nell'esoterismo.

Nascita della leggenda 

Agarthi è uno dei nomi più comuni usati per definire una civiltà nascosta all'interno dell'Asia centrale, come anche la sua capitale, Shambala (Shamballah), nome di un regno mitico descritto nel Tantra Kalachakra del Buddismo Tibetano.

Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agarthi, esso vi è stato associato in opere successive.

Shambala "la Minore", una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambala consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all'interno della crosta terrestre o dentro le montagne. 

I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero
il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

Analogie

Il leggendario paradiso di Shambala ha varie analogie con luoghi mitici, sparsi nel Globo. Per quanto riguarda Atlantide, l'esistenza di Agarthi o Agartha è stata considerata seriamente da numerosi ricercatori europei, anche dai seguaci della teosofia di Madame Blavatsky, la medium fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi "Maestri sconosciuti", i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal i quali, trovandosi in pericolo, si sarebbero trasferiti su Atlantis e poi rifugiati, in seguito a una spaventosa catastrofe, nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato la mitica Agarthi, la civiltà con capitale Shambala (o Sambhala).

Dalle dottrine esoteriche della Blavatsky trasse ispirazione, 

tra gli altri, la Società Thule, 

la società segreta di estrema destra che costituì il nucleo originale 

del Partito nazista di Hitler.

Entrata

Tra gli ipotetici ingressi di Agarthi vi sono:

•        Deserto del Gobi, Mongolia

•        Polo Nord - Polo Sud

•        Piramide di Giza, Egitto

•        Monte Epomeo, isola d'Ischia, Italia

Influenza culturale 

Il racconto di Emerson è considerato una delle prime fonti della credenza sulle civiltà sotterranee.

                                          Giancarlo Bertollini 


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Un pochino di Filosofia col ricordo di Cicerone

La filosofia antica ha gettato le basi del pensiero occidentale, evolvendosi dalla ricerca della verita naturale e cosmologica nella Grecia classica fino all'applicazione pratica, morale e politica nel mondo romano. 

Ecco una sintesi. 

🏛️ I Grandi Maestri della Grecia Classica

Il pensiero greco tocca il suo apice ad Atene tra il V e il IV secolo a.C., spostando l'attenzione dal cosmo all'essere umano, alla politica e alla conoscenza. 

* Socrate (469–399 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Non ha lasciato scritti; il suo metodo si basava sul dialogo, sull'ironia e sulla maieutica (l'arte di "partorire" la verità dall'interno dell'interlocutore). Celebre per la frase "So di non sapere", ha posto la virtù e la conoscenza di se stessi al centro della filosofia. 

* Platone (428–348 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Allievo di Socrate, ha fondato l'Accademia. È celebre per la Teoria delle Idee, secondo cui il mondo sensibile è solo una copia imperfetta di un mondo superiore e perfetto (l'Iperuranio). Ha teorizzato lo Stato ideale governato dai filosofi nella sua opera La Repubblica. 

* Aristotele (384–322 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Allievo di Platone e precettore di Alessandro Magno, ha fondato il Liceo. È il filosofo della sistematicità e dell'osservazione empirica. Ha gettato le basi della logica, della metafisica, della biologia e dell'etica, definendo l'uomo come un "animale politico" che aspira alla felicità attraverso la virtù dell'equilibrio (il giusto mezzo). 

🍂 Le Scuole Ellenistiche (Grecia e Roma)

Dopo la morte di Alessandro Magno, la filosofia diventa una guida per la vita quotidiana, cercando di garantire all'individuo la pace interiore (atarassia) in un mondo instabile. Queste correnti nascono in Grecia ma spopolano a Roma. 

* Epicuro (341–270 a.C.) - Epicureismo

• Nucleo del pensiero: Identifica la felicità nel piacere, inteso non come eccesso, ma come assenza di dolore fisico (aponia) e turbamento dell'anima (atarassia). Famoso il suo "quadrifarmaco" per liberare l'uomo dalla paura degli dei, della morte, del dolore e del fallimento. 

* Zenone di Cizio (334–262 a.C.) - Stoicismo

• Nucleo del pensiero: Fondatore dello stoicismo ad Atene. Sostiene che l'universo sia guidato da un ordine razionale (Logos) e che l'uomo debba vivere in armonia con la natura, dominando le passioni attraverso la ragione per raggiungere l'imperturbabilità. 

🏛️ La Filosofia nel Mondo Romano

I Romani assorbono la filosofia greca ma la declinano in chiave estremamente pratica, politica ed eclettica, prediligendo lo stoicismo per la sua vicinanza ai valori tradizionali romani (dovere, fermezza, moralità). 

* Cicerone (106–43 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Più che un filosofo teorico, è stato un divulgatore ed eclettico. Ha introdotto il vocabolario filosofico greco nella lingua latina. Ha unito la filosofia alla retorica e alla politica, difendendo la Repubblica e i doveri del cittadino verso lo Stato. 

* Seneca (4 a.C.–65 d.C.) - Stoicismo Romano

• Nucleo del pensiero: Consigliere dell'imperatore Nerone, incentra la sua filosofia sull'etica pratica, sul valore del tempo, sulla preparazione alla morte e sul controllo delle passioni. Nelle sue Lettere a Lucilio propone una costante auto-analisi per migliorare se stessi. 

* Epitteto (50–135 d.C.) - Stoicismo Romano

• Nucleo del pensiero: Ex schiavo di origine greca che visse e insegnò a Roma. La sua filosofia si basa sulla netta distinzione tra ciò che dipende da noi (i nostri pensieri, desideri e giudizi) e ciò che non dipende da noi (corpo, ricchezza, reputazione). La libertà coincide con l'accettazione serena di ciò che non si può controllare. 

* Marco Aurelio (121–180 d.C.) – 

Lo Stoico sul Trono

• Nucleo del pensiero: Imperatore romano e filosofo. Scrisse i suoi pensieri (raccolti nei Colloqui con se stesso) come diario intimo durante le campagne militari. Riflette sulla caducità della vita, sul dovere morale del governante e sul rifugio interiore dell'anima di fronte alle avversità del mondo. 

Nelle sue opere politiche più celebri, scritte sul modello platonico (ma con un approccio molto più concreto e romano), Cicerone teorizza la struttura dello Stato perfetto: 

* De Re Publica (Sulla Repubblica): 

Sostiene che la costituzione della Repubblica romana sia la migliore possibile perché combina perfettamente le tre forme di governo classiche: monarchia (i Consoli), aristocrazia (il Senato) e democrazia (i Comizi popolari).

* Il Sogno di Scipione: La parte finale del De Re Publica assume un tono mistico. Cicerone immagina che le anime dei grandi statisti e protettori della patria, dopo la morte, ricevano in premio l'immortalità e una dimora eterna nella Via Lattea.

* De Legibus (Sulle Leggi): 

Teorizza l'esistenza di una Legge Naturale universale, eterna e razionale, che precede qualsiasi legge scritta dagli uomini. Una legge umana, per essere giusta, deve conformarsi a questa giustizia naturale.

4. La Vecchiaia e l'Amicizia

Nelle fasi più buie della sua vita, quando viene estromesso dalla politica a causa dell'ascesa di Giulio Cesare, Cicerone scrive dei brevi trattati capolavoro dal tono intimo e consolatorio:

Cato Maior de Senectute (Catone il Vecchio sulla vecchiaia): 

Una difesa della terza età, vista non come un declino, ma come il momento della saggezza, dell'autorità morale (auctoritas) e del meritato riposo dopo una vita di impegni.

Laelius de Amicitia (Lelio sull'amicizia): 

Definisce l'amicizia come la cosa più bella dopo la virtù. Per Cicerone, la vera amicizia può nascere solo tra persone virtuose e non può basarsi sull'interesse materiale, ma sulla comunione dei valori e sul bene reciproco.

La tragica fine di Cicerone, avvenuta il 7 dicembre del 43 a.C., segna simbolicamente la morte stessa della Repubblica Romana.

Ecco la sintesi drammatica degli eventi che portarono alla sua esecuzione:

Il motivo: Lo scontro con Marco Antonio

Dopo l'assassinio di Giulio Cesare, Cicerone cercò disperatamente di salvare la Repubblica. Individuò in Marco Antonio il nuovo potenziale tiranno e lo attaccò frontalmente con 14 violentissimi discorsi politici, le Filippiche. In queste orazioni, Cicerone demolì Antonio sia come politico che come uomo, definendolo un bruto e un nemico dello Stato.

La condanna: Le liste di proscrizione

Nel 43 a.C., Marco Antonio, Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) e Lepido si allearono nel Secondo Triumvirato. Per eliminare gli oppositori e finanziare le proprie armate, i tre compilarono le liste di proscrizione: elenchi di cittadini condannati a morte i cui beni venivano confiscati. Antonio pose una condizione non negoziabile per l'accordo: il primo nome della lista doveva essere quello di Cicerone. Ottaviano, che pure era stato difeso dall'oratore, cedette al baratto politico.

L'agguato a Formia

Cicerone tentò una fuga disperata verso la Grecia partendo dalla sua villa di Formia. Tuttavia, il mal tempo e la stanchezza lo costrinsero a fermarsi. Mentre i suoi schiavi lo trasportavano in lettiga verso il mare nel tentativo di rimettersi in viaggio, i sicari inviati da Antonio lo intercettarono.

Cicerone dimostrò una dignità stoica: ordinò ai suoi servitori di non combattere e di posare le armi. Sporse la testa dalla lettiga, guardò negli occhi il centurione Erennio e disse: 

"Non c'è niente di giusto in quello che fai, soldato, ma cerca di uccidermi correttamente". Il militare gli tagliò la gola.

L'oltraggio finale ai Rostri

Per ordine di Marco Antonio, a Cicerone furono tagliate anche le mani, colpevoli di aver scritto le Filippiche. La testa e le mani del filosofo vennero portate a Roma e inchiodate sui Rostri, la tribuna del Foro Romano da cui Cicerone aveva incantato il popolo per decenni.

Le fonti storiche tramandano un dettaglio macabro: 

Fulvia, moglie di Marco Antonio (e vedova di Clodio, acerrimo nemico di Cicerone), prese la testa mozzata, vi sputò sopra e le trafisse la lingua con una spilla d'oro, per vendicarsi un'ultima volta dell'eloquenza dell'oratore che aveva osato sfidare il marito. 

Ricerca Storica di Giancarlo Bertollini

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Ernesto Nathan il Grande Sindaco di Roma.

Come dimenticarlo ! 

Ernesto Nathan
In un discorso tenuto nel 1898 a Torino definì la massoneria 
«associazione patriottica ed educativa, non associazione politica» 
(Il compito massonico. Discorso inaugurale del Gran Maestro E. N. alla Conferenza massonica nazionale. 
Torino, 20 settembre 1898, Roma 1898). 
Egli finì così per deludere quegli affiliati che auspicavano una più netta democratizzazione della massoneria e il suo diretto coinvolgimento nelle competizioni politiche e amministrative a sostegno dell’estrema sinistra. 



E dobbiamo al suo "Genio" la ciotola fissata sotto ai "Nasoni" e la indimenticabile battuta 
" 'n c'è trippa pe' gatti ".  

*** *** *** 

La giunta Nathan guidò l’amministrazione municipale di Roma per sei anni, fino al novembre 1913, e lasciò un’impronta indelebile nella storia della città. 
Potendo giovarsi anche dei provvedimenti finanziari a favore della capitale previsti dalla legge del luglio 1907, avviò un diversificato piano di interventi che toccò tutti gli ambiti della sfera amministrativa introducendo significative innovazioni. 
Uno dei principali settori su cui Nathan concentrò l’attenzione fu quello delle scuole pubbliche, che versavano a Roma in condizioni particolarmente precarie. 


Oltre ad avviare un’intensa opera di edilizia scolastica, furono istituiti biblioteche, giardini d’infanzia, scuole all’aperto, corsi estivi di ripetizione, e soprattutto fu difesa la connotazione laica dell’istruzione rifiutando di impartire nelle scuole comunali alcun 
insegnamento di natura confessionale. 

Poderoso fu poi l’intervento di municipalizzazione dei pubblici servizi, che, sotto la guida dell’assessore ai servizi tecnologici Giovanni Montemartini, portò alla nascita di aziende comunali in vari settori, fra cui quelli per la gestione delle tramvie e dell’illuminazione elettrica. 
Come previsto dalla legge del 1903, le delibere relative 
alla municipalizzazione dei servizi pubblici furono sottoposte 
a un referendum popolare che si tenne nel 1909, nella data 
simbolicamente evocativa del 20 settembre. 

Questa consultazione popolare sancì l’inizio di un processo di crescente coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte dell’amministrazione che si manifestò sia attraverso altri 
referendum, indetti per decidere questioni specifiche anche a livello rionale, sia mediante la nascita di alcune associazioni di quartiere. Il risultato fu una sorta di inedita «democrazia partecipativa», che accrebbe il consenso intorno alla giunta Nathan. 
La costruzione di numerose opere pubbliche (palazzi, monumenti, ponti, piazze, strade, sistemi di fognatura), alcune delle quali inaugurate nel 1911 in occasione dei festeggiamenti per il cinquantenario dell’Unità, e l’ambizioso intervento di recupero igienico e scolastico dell’Agro romano contribuirono ulteriormente 
a creare un’opinione favorevole intorno all’operato 
dell’amministrazione.

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MISTERI ELEUSINI E INIZIAZIONE MASSONICA

Chiaro e preciso è il riferimento con quella che è la Tradizione degli Antichi Misteri e di come la Libera Muratoria ne sia l’interprete più fedele, proprio anche attraverso la diffusione del loro bagaglio esoterico-iniziatico.

I trecento anni della Massoneria moderna, celebrati nel 2017, hanno fatto ripensare alle origini della nostra Istituzione, in particolare da dove è iniziato il mito di fondazione.

Le fonti del mito (massonico) sono sterminate: dall’antico Egitto, a Salomone, all’Oriente, alla Grecia classica sino ad arrivare ai Templari, i Maestri Comacini, le Gilde dei costruttori di cattedrali, i Fedeli d’Amore, i Rosacroce, senza dimenticare l'Ermetismo, il Pitagorismo e così via; è però sui Greci che ho voluto soffermarmi, in generale sui Misteri e su quelli eleusini in particolare.

Ho cercato di trovare dei punti di contatto tra i Misteri di Eleusi e la nostra iniziazione e nello specifico qual è la linea ideale che unisce la tradizione esoterico-iniziatico-misterica alla Massoneria; sicuramente niente di nuovo e tutto già ampiamente e molto meglio fatto in precedenza da altri. Questo vuole solo essere un mio modesto contributo alla comprensione di chi siamo e da dove veniamo.

Premessa importante: poco o nulla degli scritti o dei documenti ufficiali inerenti i Misteri è giunto sino a noi anche in virtù del fatto che il segreto sui momenti peculiari delle cerimonie è stato gelosamente conservato. La maggior parte delle fonti e delle notizie sui Misteri sono di origine cristiana e filtrate con un’ottica negativa o quantomeno dispregiativa.

Le celebrazioni che Atene dedicava a Demetra e a sua figlia Kore (Persefone) che si tenevano nel santuario a loro dedicato a Eleusi nella seconda metà del mese di Boedromione, corrispondente al nostro Settembre.

La peculiarità era, come scrive Fritz Graf, che “i culti misterici erano tendenzialmente aperti a tutti i gruppi sociali, compresi gli schiavi, nonché a entrambi i sessi con l’unica eccezione di Mitra. Quest’assenza di stratificazione sociale era abitualmente compensata da una ben definita gerarchia interna […] Poiché ignoravano le barriere politiche, sociali e di sesso, i culti misterici erano frutto di libera scelta e vocazione personale […] L’iniziazione modificava la vita della persona, inducendo cambiamenti che potevano andare da un incremento del benessere individuale a una radicale trasformazione del proprio stile di vita”.

Altro fattore rilevante dei riti misterici è che essi favorivano il cambiamento dell’individuo attraverso un’esperienza rituale unica e straordinaria, facendo della partecipazione al rito la caratteristica peculiare. Citando sempre Graf “l’esperienza si realizzava mediante solenni riti notturni, di tipo individuale o collettivo con passaggio dall’oscurità alla luce (Eleusi, Samotracia, misteri di Iside), o attraverso l’estasi (Bacco, Cabiri, Grande Madre). 

I riti contribuivano inoltre alla realizzazione, da parte dell’individuo, di un contatto ravvicinato e personale con la divinità”.

Le prime tracce del culto di Demetra a Eleusi risalgono al XV sec. a. C., probabilmente hanno un’origine egiziana poiché è stata riscontrata un’analogia tra Demetra/Iside e Dioniso/Osiride. Questo culto si interruppe nel 396 d.C.

I misteri eleusini si officiavano nel santuario di Demetra e Kore nella cittadina di Eleusi, posta a circa 24 km da Atene. La prima testimonianza storica è data dall’Inno a Demetra (pseudo-omerico) del VII sec. a.C., un testo letterario “privo di connotazioni liturgiche che illustra con chiari intenti di “propaganda” religiosa, i fondamenti mitici del culto e le sue valenze religiose che si manterranno sostanzialmente immutati sino alla distruzione del santuario da parte dei Goti di Alarico nel IV sec. d.C.” (Giulia Sfameni Gasparro)

Atene attrasse a sé il culto che divenne parte integrante della vita sociale e religiosa, al punto che fu patrocinato dallo Stato stesso, infatti i Misteri erano un culto sostenuto e garantito dallo stato ateniese (che ne garantiva la corretta amministrazione) nella figura dell’arconte basileus e gestiti nella pratica da due famiglie sacre di Eleusi, gli Eumolpidi e i Cerici. Veniva eletto il Sacerdote Massimo Eleusino, lo Ierofante (colui che mostra le cose sacre), figura sacerdotale sciamanica, eletto a vita, di età avanzata e di provata integrità morale e fisica, carisma e voce potente da risuonare sacra quando pronunciava i legòmena (formule iniziatiche). Gli Eumolpidi erano i detentori della legge misterica e gli unici esegeti ufficiali di essa. 

Statua di Cerere in legno. In quanto dea della Vita e della Morte, 
Cerere era anche colei che elargiva la sapienza sulle erbe e i pharmacos (veleni in greco). 
Statua in una farmacia di Cantù.

I Cerici invece fornivano il Daduco (portatore della torcia) anch’egli eletto a vita e altre figure sacerdotali. Fatto non secondario, era presente anche una sacerdotessa donna, poiché tutti, anche   le donne e gli schiavi, potevano accedere ai misteri tranne chi non avesse le mani pure e chi parlava una lingua straniera (barbari). Dopo Alessandro Magno però anche questi ultimi vi poterono aderire. 

In sintesi l’Inno a Demetra è la storia del rapimento della figlia di Demetra e Zeus, Kore (Persefone), da parte del dio degli Inferi Hades (con il benestare di Zeus) per farne la propria sposa. Demetra rifiuta la volontà di Zeus e comincia la ricerca della figlia, ammantata dalla disperazione e dal lutto, nella terra tra gli uomini.

La dea, coinvolta in un dolore di tipo umano, giunge nella cittadina di Eleusi mascherata da donna anziana, e viene accolta dal Re Celeo e dalla sposa di lui Metanira, che la invita a fare da nutrice al piccolo figlio Demofonte. Demetra cerca di rendere immortale il bimbo attraverso il fuoco ma, scoperta dalla madre manifesta la sua natura; si fa erigere un tempio e vi si rinchiude, sempre più angosciata per la perdita della figlia e rinuncia completamente alle sue prerogative di garante del raccolto, in particolare quello dei cereali. 

Ne consegue una carestia con il rischio di estinzione del genere umano e la rottura dell’equilibrio Dio-Uomo per le mancate offerte degli uomini agli dei. Zeus deve intervenire invitando Demetra a ritornare sull’Olimpo, ella rifiuta se prima non si ricongiunge con la figlia. Zeus offre un compromesso: Demetra riavrà Kore ma solo per due terzi dell’anno, l’altro terzo Kore ritornerà negli Inferi poiché già indissolubilmente legata a Hades.

Demetra accetta e, dopo essersi ricongiunta con la figlia e avere riattivato il ciclo delle stagioni connesse con l’agricoltura, dona a Eleusi “i riti augusti che sono impossibili da trasgredire.

L’inno è incentrato sulla spiritualità della Grande Madre, che presiede al ciclo naturale di morte e rinascita e garantisce ai suoi iniziati felicità e prosperità in vita, beatitudine dopo la morte.

I misteri eleusini erano distinti in Piccoli Misteri e Grandi Misteri e avevano una specifica calendarizzazione.

I Piccoli Misteri si svolgevano a inizio primavera nel mese di Antesterione (seconda metà di febbraio - prima metà di Marzo) e consistevano nella consacrazione e purificazione propedeutiche ai Grandi Misteri. Dedicati a Persefone, erano misteri del “sottoterra” concentrati su catabasi (discesa agli inferi di una persona viva) e anabasi (risalita); si svolgevano ad Agra, un sobborgo di Atene, in Attica e consistevano in un bagno purificatorio nel fiume Ilisso.

I Grandi Misteri erano officiati nel mese di Boedromione dal 13 al 22 (settembre/ottobre). In questi giorni centinaia se non migliaia di persone, a piedi o su carri, formavano una processione da Eleusi ad Atene e da Atene a Eleusi, lungo la Via Sacra.

I Misteri riguardavano la totalità delle cose e l’Origine e sfociavano il 21 nella iniziazione di primo livello, ovvero la myesis (iniziazione) o teletè, (cerimonia di iniziazione) e il 22 nella epopteìa, l’iniziazione suprema, che si teneva nella grande sala del santuario, il Telestèrion, che poteva ospitare anche migliaia di persone e consisteva in una esperienza mistica vissuta dall’iniziato in una esplosione di luce e dalla ostensione (epopteìa) della spiga di grano mietuta.

In sintesi il rito era composto da: 

  • dròmena (cose fatte), 
  • legòmena (cose dette) 
  • deiknùmena (cose mostrate).

Aristotele racconta come il miste, l’iniziato, entra nel Telestèrion in silenzio in uno stato d’animo predisposto non a raccogliere un insegnamento nel senso tradizionale del termine, ma deve “sentire un’emozione, ed essere in una certa disposizione di animo”. 

Egli deve sentire-intuire e mettersi in empatia con ciò che gli sta accadendo intorno; non dovrà guardare con gli occhi solamente ma “guardare a bocca aperta, con meraviglia”.

In pratica il dràma, cioè la rappresentazione di quello che succede, pone l’iniziato in uno stato d’animo emotivo tale da identificarsi completamente con le gesta della dea, sperimentando attraverso una destrutturazione dionisiaca della coscienza ottenuta mediante musica, canti e balli, il viaggio ad interiora terra verso la luce condizione indispensabile “di ogni effettivo percorso di illuminazione mistica e sapienziale. L’iniziazione è una morte simbolica mimetica della catabasi. Al primo livello l’iniziazione prevede la partecipazione al dramma sacro dedicata a Demetra e Kore, e una serie di esperienze labirintiche nelle tenebre, che implicano brividi, tremore e sbigottimento, in una trance che consente di sperimentare la paura della morte, facendone catarsi, e di abbattere la strutturazione ordinaria dell’ego. Al termine di questo tragitto […]  sorgevano la pace e la gioia dell’epopteìa e la contemplazione della luce. […] Grazie all’epopteìa l’iniziato riconosceva la propria divinità e sacralità interiore, sperimentava direttamente una condizione di spirito che lo accumunava agli dei, liberandolo dalla dimensione greve della natura umana ordinaria.” 

Si è così creata, nella trasmissione del segreto iniziatico ad altri, una “catena ininterrotta di Sapienza convissuta che si è tramandata nel segreto per secoli, e che permetteva di toccare e di vedere la verità che consiste nell’intuizione dell’intuibile e del puro e del sacro che balena come una folgore attraverso l’anima” (di Angelo Tonelli).

Solo da questi brevi cenni dei Misteri di Eleusi si capisce quanto la Massoneria abbia tratto per i propri riti e quante analogie ci siano nell’iniziazione libero muratoria. Vediamo, con l’aiuto di Mariano L. Bianca, nostro Fratello e studioso dell’argomento quali connessioni vi siano in ogni società iniziatica e in particolare:

    • La prassi dell’iniziazione.

    • I viaggi iniziatici.

    • I diversi gradi o stadi dello sviluppo interiore degli iniziati.

    • Le regole per lo svolgimento del cammino.

    • La costituzione di un assetto simbolico e di specifici cerimoniali e rituali. 

L’obiettivo finale dell’intero processo riferito al proprio perfezionamento morale, alla comprensione del significato nascosto dell’uomo e dell’universo (la Verità) e al posto dell’uomo in esso, al senso della vita e della morte, alla natura del divino.

In pratica la via misterico-esoterico-iniziatica, come appunto è quella massonica, altro non è che un sistema di conoscenza di ciò che è nascosto ai più attraverso un cammino interiore e personale.

Sorge spontanea la domanda se queste formule, riti, regole e tutto il corpus pratico esoterico siano stati trasmessi in modo diretto attraverso una catena ininterrotta di diffusione “da persona a persona” oppure in altri modi più sfumati. Mancando prove storiche in merito non si può però negare che la Massoneria moderna, quella nata nel 1717, “fu il risultato di un processo di trasmissione di segreti esoterico-iniziatici che si è protratto in forme diverse per molti secoli”. 

Inoltre la Libera Muratoria è misterica ed iniziatica poiché al suo interno si svolgono riti e misteri, cioè cerimonie sacre rituali che sottendono contenuti nascosti e comprensibili ai soli iniziati.

Sempre Bianca afferma che “la Luce Misterica, cioè quella forma di rivolgimento verso l’uomo, il mondo, il sacro (diverso dal religioso istituito) e il divino attraverso segreti e processi iniziatici, è stata trasmessa per più di duemila anni, da mente-a-mente, da cultura-a-cultura, a volte restando nel sottofondo, a volte palesandosi solo in parte o mascherandosi, a volte esprimendosi in forme filosofiche, letterarie, artistiche e alla fine si è espressa in diverse forme iniziatiche; di queste la Massoneria è stata la più rilevante”.

Chiaro e preciso il riferimento con quella che è la Tradizione e di come la Libera Muratoria ne sia l’interprete più fedele, proprio anche attraverso la diffusione del bagaglio esoterico-iniziatico. Tale preparazione però, per essere efficace, ha bisogno dell’assimilazione e dell’introiezione da parte del singolo iniziato mediante la meditazione e la comprensione dei riti, dei simboli, delle parole e dei gesti, affinché tutto l’apparato non risulti mera rappresentazione formale o automatica esecuzione di formule.

Studio per Sipario (la Maga di Endor)
di H.Semiradzki (1843-1902)
Facciamo tutti noi tesoro di questa incredibile eredità che si perde nella notte dei tempi, continuiamo a vivere ancora con stupore la Libera Muratoria, con serietà ma anche con gioia e facciamo in modo di tramandare a chi verrà dopo di noi questa Luce perché non si perda. 

Occorrono studio e perseveranza, bisogna essere bravi Maestri prima di tutto con noi stessi e poi con gli altri perché la via iniziatica tradizionale venga percorsa con successo ma anche con discernimento. 

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