Riflessione sui Massoni e sugli "Iscritti alla Massoneria".

Come diceva Vilfredo Pareto 

tutto si riduce a due numeri 80 e 20

l'80% dei vostri clienti produce il 20% del fatturato, 

il 20% dei vostri clienti produce l'80% del fatturato. 

Mi permetto di aggiungere il mio pensiero: 

l'80% dei Fratelli sono iscritti alla Massoneria, 

il 20% dei Fratelli sono Massoni ! 

(Ovviamente col termine Fratelli includo le Sorelle). 

Beh...  vista questa ondata di sapienti sulle "Tegolature" vorrei ricordare loro che "la selezione della razza" è di lontana memoria e che ergersi a giudici dimostra di non essere Massoni ma solo di essere iscritti alla Massoneria. La persona che avete davanti (fatti salvi difetti clamorosi) ha deciso di bussare per migliorare se stesso, altrimenti non lo avrebbe fatto, e si ritrova davanti uno pseudo-massone che lo giudica dall'alto del suo smisurato ego. 

Forse Vi dovreste mettere davanti a uno specchio e riflettere. 

La persona che avete davanti è probabilmente migliore di Voi e magari diverrà la nuova Luce dell'Obbedienza. 

Chi ha bussato per altri scopi che, purtroppo, non abbiamo individuato durante le "Tegolature" e che avrebbero evitato "disturbi" sia a noi che a lui, diverrà soltanto un "Ramo Secco" che prima o poi si staccherà. 

Come molte correnti iniziatiche mettono in evidenza, al nostro interno vige il caos più totale. 

Ho detto prima che il nemico più terribile del Massone è il proprio Ego. Il problema è che non esiste UN Ego. Ne esistono tanti, molteplici. 

Altro compito del Massone è raggiungere l'Unità, il Centro. 

Questo si può ottenere, se si segue la via della massoneria, solo all'interno dell'officina. Solo frequentando la Loggia (durante i lavori di Loggia) si può giungere alla creazione di un Meta-Organismo, l'Adam Kadmon molto caro ai Kabbalisti.  

Giancarlo Bertollini 

Leonardo Sciascia.
Codiviso da Giancarlo Bertollini.

Il capomafia divide il genere umano in cinque categorie (dal gradino più alto a quello più basso):

1. Gli uomini: pochissimi, sono coloro che possiedono coraggio, coerenza, dignità e senso morale.

2. I mezz'uomini: pochi, ossia chi ha una statura morale incompleta, ma a cui don Mariano concederebbe ancora il beneficio della convivenza civile.

3. Gli ominicchi: sono molti di più e vengono descritti come «bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi», privi di reale spessore e personalità.

4. I (con rispetto parlando) pigliainculo (o ruffiani/ adulatori): categorie di persone asservite al potere e pronte a piegarsi, che l'autore descrive come in forte crescita fino a diventare quasi un esercito.

5. I quaquaraquà: il gradino più basso, paragonabili a un branco o ad «oche»/«anatre che starnazzano nelle pozzanghere»; individui inconcludenti, chiacchieroni, inaffidabili e privi di polso o coraggio.

Ecco... adesso tentate di posizionarVi.

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LA LEGGENDA DI AGARTHA

Biografia - Agartha

Agarthi (detto anche Aghartta o Agartha o Agharti, "l'inaccessibile") è un regno leggendario che si troverebbe all'interno della terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 - 1918).

La favolosa Agarthi è legata alla teoria della Terra cava ed è un soggetto popolare nell'esoterismo.

Nascita della leggenda 

Agarthi è uno dei nomi più comuni usati per definire una civiltà nascosta all'interno dell'Asia centrale, come anche la sua capitale, Shambala (Shamballah), nome di un regno mitico descritto nel Tantra Kalachakra del Buddismo Tibetano.

Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agarthi, esso vi è stato associato in opere successive.

Shambala "la Minore", una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambala consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all'interno della crosta terrestre o dentro le montagne. 

I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero
il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

Analogie

Il leggendario paradiso di Shambala ha varie analogie con luoghi mitici, sparsi nel Globo. Per quanto riguarda Atlantide, l'esistenza di Agarthi o Agartha è stata considerata seriamente da numerosi ricercatori europei, anche dai seguaci della teosofia di Madame Blavatsky, la medium fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi "Maestri sconosciuti", i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal i quali, trovandosi in pericolo, si sarebbero trasferiti su Atlantis e poi rifugiati, in seguito a una spaventosa catastrofe, nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato la mitica Agarthi, la civiltà con capitale Shambala (o Sambhala).

Dalle dottrine esoteriche della Blavatsky trasse ispirazione, 

tra gli altri, la Società Thule, 

la società segreta di estrema destra che costituì il nucleo originale 

del Partito nazista di Hitler.

Entrata

Tra gli ipotetici ingressi di Agarthi vi sono:

•        Deserto del Gobi, Mongolia

•        Polo Nord - Polo Sud

•        Piramide di Giza, Egitto

•        Monte Epomeo, isola d'Ischia, Italia

Influenza culturale 

Il racconto di Emerson è considerato una delle prime fonti della credenza sulle civiltà sotterranee.

                                          Giancarlo Bertollini 


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Un pochino di Filosofia col ricordo di Cicerone

La filosofia antica ha gettato le basi del pensiero occidentale, evolvendosi dalla ricerca della verita naturale e cosmologica nella Grecia classica fino all'applicazione pratica, morale e politica nel mondo romano. 

Ecco una sintesi. 

🏛️ I Grandi Maestri della Grecia Classica

Il pensiero greco tocca il suo apice ad Atene tra il V e il IV secolo a.C., spostando l'attenzione dal cosmo all'essere umano, alla politica e alla conoscenza. 

* Socrate (469–399 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Non ha lasciato scritti; il suo metodo si basava sul dialogo, sull'ironia e sulla maieutica (l'arte di "partorire" la verità dall'interno dell'interlocutore). Celebre per la frase "So di non sapere", ha posto la virtù e la conoscenza di se stessi al centro della filosofia. 

* Platone (428–348 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Allievo di Socrate, ha fondato l'Accademia. È celebre per la Teoria delle Idee, secondo cui il mondo sensibile è solo una copia imperfetta di un mondo superiore e perfetto (l'Iperuranio). Ha teorizzato lo Stato ideale governato dai filosofi nella sua opera La Repubblica. 

* Aristotele (384–322 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Allievo di Platone e precettore di Alessandro Magno, ha fondato il Liceo. È il filosofo della sistematicità e dell'osservazione empirica. Ha gettato le basi della logica, della metafisica, della biologia e dell'etica, definendo l'uomo come un "animale politico" che aspira alla felicità attraverso la virtù dell'equilibrio (il giusto mezzo). 

🍂 Le Scuole Ellenistiche (Grecia e Roma)

Dopo la morte di Alessandro Magno, la filosofia diventa una guida per la vita quotidiana, cercando di garantire all'individuo la pace interiore (atarassia) in un mondo instabile. Queste correnti nascono in Grecia ma spopolano a Roma. 

* Epicuro (341–270 a.C.) - Epicureismo

• Nucleo del pensiero: Identifica la felicità nel piacere, inteso non come eccesso, ma come assenza di dolore fisico (aponia) e turbamento dell'anima (atarassia). Famoso il suo "quadrifarmaco" per liberare l'uomo dalla paura degli dei, della morte, del dolore e del fallimento. 

* Zenone di Cizio (334–262 a.C.) - Stoicismo

• Nucleo del pensiero: Fondatore dello stoicismo ad Atene. Sostiene che l'universo sia guidato da un ordine razionale (Logos) e che l'uomo debba vivere in armonia con la natura, dominando le passioni attraverso la ragione per raggiungere l'imperturbabilità. 

🏛️ La Filosofia nel Mondo Romano

I Romani assorbono la filosofia greca ma la declinano in chiave estremamente pratica, politica ed eclettica, prediligendo lo stoicismo per la sua vicinanza ai valori tradizionali romani (dovere, fermezza, moralità). 

* Cicerone (106–43 a.C.)

• Nucleo del pensiero: Più che un filosofo teorico, è stato un divulgatore ed eclettico. Ha introdotto il vocabolario filosofico greco nella lingua latina. Ha unito la filosofia alla retorica e alla politica, difendendo la Repubblica e i doveri del cittadino verso lo Stato. 

* Seneca (4 a.C.–65 d.C.) - Stoicismo Romano

• Nucleo del pensiero: Consigliere dell'imperatore Nerone, incentra la sua filosofia sull'etica pratica, sul valore del tempo, sulla preparazione alla morte e sul controllo delle passioni. Nelle sue Lettere a Lucilio propone una costante auto-analisi per migliorare se stessi. 

* Epitteto (50–135 d.C.) - Stoicismo Romano

• Nucleo del pensiero: Ex schiavo di origine greca che visse e insegnò a Roma. La sua filosofia si basa sulla netta distinzione tra ciò che dipende da noi (i nostri pensieri, desideri e giudizi) e ciò che non dipende da noi (corpo, ricchezza, reputazione). La libertà coincide con l'accettazione serena di ciò che non si può controllare. 

* Marco Aurelio (121–180 d.C.) – 

Lo Stoico sul Trono

• Nucleo del pensiero: Imperatore romano e filosofo. Scrisse i suoi pensieri (raccolti nei Colloqui con se stesso) come diario intimo durante le campagne militari. Riflette sulla caducità della vita, sul dovere morale del governante e sul rifugio interiore dell'anima di fronte alle avversità del mondo. 

Nelle sue opere politiche più celebri, scritte sul modello platonico (ma con un approccio molto più concreto e romano), Cicerone teorizza la struttura dello Stato perfetto: 

* De Re Publica (Sulla Repubblica): 

Sostiene che la costituzione della Repubblica romana sia la migliore possibile perché combina perfettamente le tre forme di governo classiche: monarchia (i Consoli), aristocrazia (il Senato) e democrazia (i Comizi popolari).

* Il Sogno di Scipione: La parte finale del De Re Publica assume un tono mistico. Cicerone immagina che le anime dei grandi statisti e protettori della patria, dopo la morte, ricevano in premio l'immortalità e una dimora eterna nella Via Lattea.

* De Legibus (Sulle Leggi): 

Teorizza l'esistenza di una Legge Naturale universale, eterna e razionale, che precede qualsiasi legge scritta dagli uomini. Una legge umana, per essere giusta, deve conformarsi a questa giustizia naturale.

4. La Vecchiaia e l'Amicizia

Nelle fasi più buie della sua vita, quando viene estromesso dalla politica a causa dell'ascesa di Giulio Cesare, Cicerone scrive dei brevi trattati capolavoro dal tono intimo e consolatorio:

Cato Maior de Senectute (Catone il Vecchio sulla vecchiaia): 

Una difesa della terza età, vista non come un declino, ma come il momento della saggezza, dell'autorità morale (auctoritas) e del meritato riposo dopo una vita di impegni.

Laelius de Amicitia (Lelio sull'amicizia): 

Definisce l'amicizia come la cosa più bella dopo la virtù. Per Cicerone, la vera amicizia può nascere solo tra persone virtuose e non può basarsi sull'interesse materiale, ma sulla comunione dei valori e sul bene reciproco.

La tragica fine di Cicerone, avvenuta il 7 dicembre del 43 a.C., segna simbolicamente la morte stessa della Repubblica Romana.

Ecco la sintesi drammatica degli eventi che portarono alla sua esecuzione:

Il motivo: Lo scontro con Marco Antonio

Dopo l'assassinio di Giulio Cesare, Cicerone cercò disperatamente di salvare la Repubblica. Individuò in Marco Antonio il nuovo potenziale tiranno e lo attaccò frontalmente con 14 violentissimi discorsi politici, le Filippiche. In queste orazioni, Cicerone demolì Antonio sia come politico che come uomo, definendolo un bruto e un nemico dello Stato.

La condanna: Le liste di proscrizione

Nel 43 a.C., Marco Antonio, Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) e Lepido si allearono nel Secondo Triumvirato. Per eliminare gli oppositori e finanziare le proprie armate, i tre compilarono le liste di proscrizione: elenchi di cittadini condannati a morte i cui beni venivano confiscati. Antonio pose una condizione non negoziabile per l'accordo: il primo nome della lista doveva essere quello di Cicerone. Ottaviano, che pure era stato difeso dall'oratore, cedette al baratto politico.

L'agguato a Formia

Cicerone tentò una fuga disperata verso la Grecia partendo dalla sua villa di Formia. Tuttavia, il mal tempo e la stanchezza lo costrinsero a fermarsi. Mentre i suoi schiavi lo trasportavano in lettiga verso il mare nel tentativo di rimettersi in viaggio, i sicari inviati da Antonio lo intercettarono.

Cicerone dimostrò una dignità stoica: ordinò ai suoi servitori di non combattere e di posare le armi. Sporse la testa dalla lettiga, guardò negli occhi il centurione Erennio e disse: 

"Non c'è niente di giusto in quello che fai, soldato, ma cerca di uccidermi correttamente". Il militare gli tagliò la gola.

L'oltraggio finale ai Rostri

Per ordine di Marco Antonio, a Cicerone furono tagliate anche le mani, colpevoli di aver scritto le Filippiche. La testa e le mani del filosofo vennero portate a Roma e inchiodate sui Rostri, la tribuna del Foro Romano da cui Cicerone aveva incantato il popolo per decenni.

Le fonti storiche tramandano un dettaglio macabro: 

Fulvia, moglie di Marco Antonio (e vedova di Clodio, acerrimo nemico di Cicerone), prese la testa mozzata, vi sputò sopra e le trafisse la lingua con una spilla d'oro, per vendicarsi un'ultima volta dell'eloquenza dell'oratore che aveva osato sfidare il marito. 

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